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Il Puli è, senz’altro, il più comune tra i cani da pastore ungheresi. Suddiviso in due varietà, nell’elenco ufficiale delle razze della FCI, bianco e altri colori (nero, nero con sfumature rosse e grigio). Sull’arrivo del Puli in Ungheria esistono diverse versioni: c’è chi lo relaziona con l’invasione dei Turchi alla fine del IX secolo e chi, senza indicare un periodo preciso, lo attribuisce alle tribù magiare provenienti dagli Urali.Antichi documenti parlano di cani grandi, custodi di greggi, come il Komondor e il Kuvasz, e di altri cani più piccoli addetti alla custodia di ovini, simili o addirittura identici al Puli. Di certo i suoi progenitori appartenevano alle diverse razze orientali dalle quali derivano tutti i cani europei. Nessuna però delle razze orientali può essere considerata antenata diretta del Puli in quanto mutazioni genetiche legate all’ambiente o ad incroci casuali sono gli unici elementi che possono avere causato le differenze, dal punto di vista morfologico, tra il Puli e le razze orientali (Segugio di Ibiza, il Cane dei Faraoni, il Mastino del Tibet fino ad arrivare al Lhasa Apso e il Tibetan Terrier.) Alcune teorie accreditano però una discendenza diretta con il Tibetan Terrier, sia a livello morfolofico che caratteriale. Di fatto la somiglianza è notevole. La differenza rilevante sta nella cordatura del pelo che rende il Puli unico e inimitabile. Per contro le proporzioni si avvicinano molto al Tibetan terrier, la costruzione nel quadrato, la cassa toracica profonda, il portamento della coda. Il primo STANDARD del Puli fu redatto nel 1905 e poi modificato nel 1934. A partire dal 1939 sono intervenute le regolamentazioni inerenti al colore del suo mantello. Nel 1955 venne stilato un nuovo standard, q quindi nel 1966 quello definitivo. Il Puli ha ottenuto un accoglienza buona in tutti i Paesi, ma, a livello popolare, è una razza piuttosto ignorata. Oggi è in piena espansione nella Germania, nei Paesi Nordici e in Francia. In Ungheria è attualmente il cane da pastore più usato per guidare le greggi. Il mantello può essere di diversi colori e pertanto l’impiego varia secondo le usanze, i criteri, i gusti; così gli esemplari bianchi sono usati nel lavoro notturno perché possono essere individuati più facilmente; quelli neri sono utilizzati di giorno: capre e pecore li notano meglio prestando la dovuta obbedienza. La peculiarità dell’aspetto del Puli e la sua grande somiglianza con il Komondor ne hanno agevolato molto la diffusione: è di dimensioni più ridotte e pertanto più facile da accudire sia nella manutenzione del pelo che per quanto riguarda il movimento giornaliero. Il bagno gli deve essere fatto il meno possibile, però quando è necessario, sarà bene usare uno shampoo apposito per cani. Bisogna asciugarlo bene con due phon o, se il tempo lo permette, fatelo correre all’aria aperta e al sole. Occorre molta cura, sin da cucciolo, a tenere separati i lunghi peli del Puli per impedire che formino una massa inestricabile. Il cucciolo cambia il pelo tra i nove e dieci mesi di età, quando compare il pelo definitivo. La crescita del mantello non avviene sempre allo stesso modo: varia secondo l’esemplare e il clima del luogo; verso i due o tre anni si può considerare conclusa. Nella maggior parte dei casi il mantello non ha bisogno di cure particolari, bisognerà soltanto fare attenzione affinchè il pelo non si intrecci. Gli ammassi di pelo si formano soprattutto sulle orecchie, sulle zampe e sulla coda; se ciò accade bisogna separarli fino ad arrivare alla pelle eliminando il pelo morto. Non si deve mai pettinare o spazzolare!! Gli strumenti migliori sono le dita che hanno la forma più adatta a questo lavoro. |